venerdì 26 agosto 2016

'U Marchese arrive na vota 'u mese



Da un paio di mesi trasmettono una pubblicità che ha immediatamente suscitato perplessità.
Si, parlo di questa:

Cosa vuol dire “ a prova di uomo” ?!?  
E’ un apprezzamento, un insulto o cosa ?!? 
e soprattutto: per chi ?!? 

Ho chiesto a mia madre, 75enne con la licenza elementare, cosa ne pensasse, mi ha risposto: 
< E’ urtànde! >


Geniale! E’ proprio questo il termine giusto, una sola parola che risponde a tutte le domande che vengono in mente guardando quella pubblicità. 

E’ URTANTE!

Urta quel vezzo tutto femminile di “non dire” quello che si deve dire.
Quel pudore che persiste nel tempo e impedisce di usare il termine scientifico che definisce quello che ogni mese affligge le donne, usando sempre termini vecchi e nuovi per sostituirlo e renderlo meno imbarazzante.
Così   le donne nel tempo hanno dato vita ad un linguaggio popolare in cui si riflettono usi, costumi, norme sociali, perché ci sono cose per cui vale il  si fa, ma non si dice” e cose che “non si dicono” e basta, chè  La parola è d'argento ma il silenzio è d'oro.


Gli eufemismi più usati sono:
“ le mie cose",  le regole”, “gli ospiti” , “le visite” , “ i russi” , “i lavori”  , "il ciclo" …..


Certo fanno sorridere ma sono il giusto compromesso per sciogliere la tensione tra la voglia di parlarne e l’imbarazzo nel farlo.
 
Se le mamme sorprendono, le nonne rimangono fantastiche. 

 Per dire che una bambina “ era diventata signorina” dicevano: “Ha ‘rruzzulàte le scale” ?!?

Mentre, l’appuntamento mensile  era
‘U marchese... 
e ...avène na vota 'u mese "
Probabilmente perché i marchesi, nelle occasioni importanti, usavano indossare giacche rosse.
Ma anche perché prima che si inventassero gli assorbenti, si usavano " pezze" o meglio "le pannicijdde"  (i pannicelli)
Ogni corredo degno di questo nome, doveva avere dei fazzoletti di cotone o di lino debitamente rifiniti con punto a giorno e orlati con merletto, tanto da sembrare fazzolettini, simili a quelli che i nobili usavano portare al taschino...impregnati di profumo.


Per tale motivo, quando da un balcone si vedevano " le pannicijdde" stesi in fila ad asciugare, il commento era:
"Vìde vì..... a cummare ha fatte 'u cate d'u marchese! ".

A contrario di quanto si possa pensare, la definizione di “Marchese” travalica i confini provinciali, regionali e temporali, tanto che nella prima edizione del Dizionario  della Crusca del 1612, riporta “marchese” e cita un cavalleresco verso di Francesco Berni (149779 – 1537)
“Un’eccellenza del Signor Marchese, eterno onor del femmineo sesso”

Ma la nonna usava anche un termine più tecnico –“ è indisposta! ”

Non aveva alcun significato medico, ma indicava il lato positivo di  questa “scocciatura mensile”.
Credenza popolare, infatti, vuole che “in quei giorni”  le donne devono evitare di fare buona parte delle incombenze domestiche perchè:
Il pane non lievita, le conserve vanno a male, la crema non si addensa, la maionese impazzisce, la panna non monta…
se tocchi il ferro si arrugginisce, se tocchi uno specchio si appanna, se tocchi le piante seccano, se tocchi la botte con il vino nuovo, diventerà aceto…

Sarà vero? Chissà! 

Vero è che questo argomento è stato trattato, e in modo sublime nella letteratura

 nell’800 Giacomo Leopardi così ne parla:

< seggiole canapè, sgabelli e mense
Letti ed ogni altro arnese, adorneranno
Di lor menstrua beltà gli appartamenti >


Dumas nella "La Signora delle Camelie" - descrive che la protagonista, per segnalare la sua disponibilità usava indossare una camelia bianca per 25 giorni al mese e una camelia rossa quando era indisposta: 

< ‘e nessuno capisce perché’ > - 
scriveva, ma lui capiva benissimo.
 




Finisco qui, compiaciuta di:
essere riuscita a dire quel che volevo dire senza dire quel che non si deve dire!



domenica 24 luglio 2016

Mario Costa




Il 24 luglio 1858 Taranto dette i natali a  Pasquale Antonio Cataldo Maria Costa - conosciuto come Mario Costa -  da padre napoletano, Angelo Costa e la nobildonna tarantina, Maria Giuseppa Malgisi.

Nel 1865 la famiglia si trasferì a Napoli dove Mario venne educato alla musica, nel conservatorio  di S. Pietro a Maiella, dove ebbe modo di educare il suo  talento e iniziare a comporre e pubblicare romanze, operette, canzoni  come “Era de Maggio”, "Catari’"  “‘A Frangesa”  e a tante altre.

Passato alla storia come " il più napoletano dei tarantini e il più tarantino dei napoletani"
Fu grande estimatore del genere femminile, celebre sciupafemmine,  tanto da guadagnarsi il nomignolo di  "sciabola longhe".


 Il 21 Agosto 1889, in occasione della visita di Re Umberto I° a Taranto, in compagnia  "de na bella scàrde" (una bella ragazza), mentre erano seduti ai tavolini dell’ Hotel d ‘Europe (oggi Europa), invaghito della ragazza e di Taranto, scrisse  i versi in dialetto napoletano,  di "Tarantì Tarantella",  la prima canzone dedicata a Taranto.



Morì a Montecarlo il 27 settembre 1933 e le sue spoglie furono traslate a Taranto il 27 giugno 1934 in una tomba monumentale offerta dal comune della sua città natale.

giovedì 4 febbraio 2016

Cazune tarandìne



Taranto non ha un modo particolare per festeggiare il carnevale, non ha una maschera tipica ne tradizione storica di carri allegorici. Il carnevale tarantino è una festa fatta di serate goliardiche passate divertendosi con parenti e amici. Quando si riunisce la famiglia c’è sempre una tavola imbandita, ed è a Tavola che Taranto ha la sua tradizione carnascialesca.

Il giovedì grasso, l'ultima domenica e il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, il piatto tipico  è “ chiancaredde e cazune “ conditi con un  ragù di purpiètte e sazìzze.

Le  orecchiette e le polpette, immancabili nei giorni festivi, vengono servite con i calzoni ripieni di ricotta  lavorata con uova e zucchero. 









Si, i calzoni sono dolci e vengono 
conditi, come le orecchiette, con un ragù di polpette e salsiccia. 

Dolce e salato, un connubio di sapori molto particolare, che i tarantini si concedono solo a Carnevale, periodo in cui  tutto è concesso e  l’esagerazione è giustificata dall’imminente periodo di astinenza della Quaresima.